La fotografia di un sistema in difficoltà e il ruolo delle associazioni di pazienti

Un problema che riguarda tutti i cittadini

I dati più recenti sulla situazione dei Pronto Soccorso italiani mostrano una criticità diffusa: in molte strutture le attese superano le otto ore, e un numero crescente di persone lascia il PS prima della visita. Un fenomeno che non rappresenta solo un disservizio, ma un rischio reale per la sicurezza dei pazienti e per l’equità di accesso alle cure.

Attese troppo lunghe: cosa ci dicono i numeri

Dai monitoraggi istituzionali emerge che in diverse aree del Paese – in particolare nei grandi centri urbani e nel Mezzogiorno – le strutture di emergenza-urgenza faticano a garantire tempi di presa in carico adeguati.
In alcuni ospedali, fino a un paziente su quattro è costretto ad attendere oltre otto ore prima di essere visitato. In altri casi, percentuali analoghe riguardano persone che decidono di abbandonare il Pronto Soccorso senza completare il percorso di cura.

Dietro questi numeri ci sono situazioni molto difficili: corridoi affollati, personale insufficiente, difficoltà a ricoverare i pazienti che rimangono in PS per ore (a volte per giorni).

Perché succede? Le cause di una crisi non nuova

La pressione sui Pronto Soccorso non è un fenomeno recente, ma oggi raggiunge livelli preoccupanti. Le principali cause individuate dagli operatori e dalle società scientifiche sono:

  • Carenza di personale medico e infermieristico, spesso costretto a turni massacranti.
  • Sovraffollamento, anche per accessi che potrebbero essere gestiti sul territorio.
  • Difficoltà a trovare posti letto nei reparti, che blocca i percorsi e allunga le permanenze in PS.
  • Ritardi nella presa in carico territoriale dei pazienti cronici e fragili, che finiscono per rivolgersi al PS anche in assenza di urgenze reali.

Questi fattori, insieme, generano attese che diventano insostenibili e spingono molti pazienti a rinunciare alla visita, con possibili rischi per la salute.

Quando l’attesa diventa rinuncia: un rischio per la sicurezza dei pazienti

Abbandonare il Pronto Soccorso non è quasi mai una scelta “libera”: spesso è una decisione dettata dalla stanchezza, dalla preoccupazione o dalla mancata percezione del proprio rischio clinico.
Questo fenomeno rappresenta un campanello d’allarme serio: significa che il sistema non riesce più a garantire una risposta tempestiva ai bisogni reali di salute.

Per le persone fragili – anziani, cronici, pazienti con disabilità o con bisogni assistenziali complessi – il rischio è ancora maggiore.

Il ruolo delle associazioni: dare voce ai pazienti

Come associazione di pazienti, sentiamo il dovere di far emergere con chiarezza queste criticità e di sostenere le richieste di interventi urgenti e strutturali.
In particolare chiediamo:

  • Potenziamento del personale nei Pronto Soccorso, con piani di assunzione e incentivi mirati.
  • Miglioramento dei percorsi di triage e di presa in carico, per evitare attese inutili.
  • Rafforzamento della rete territoriale, affinché il Pronto Soccorso non sia l’unica porta d’accesso percepita dai cittadini.
  • Trasparenza e monitoraggio costante dei tempi di attesa, per permettere ai cittadini di orientarsi meglio e alle istituzioni di intervenire.

Cosa possiamo fare insieme

Informare, sostenere, proporre: questi sono i pilastri dell’azione delle associazioni di pazienti.
Raccogliere testimonianze, monitorare i territori, dialogare con le istituzioni e promuovere cultura sanitaria sono strumenti fondamentali per costruire un sistema più umano, equo e vicino ai bisogni delle persone.

La crisi dei Pronto Soccorso non va accettata come inevitabile: va affrontata con coraggio, competenza e ascolto.
E in questo percorso, la voce dei pazienti è — e deve essere — centrale.

5 Dicembre 2025

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